Etichettatura e sicurezza degli alimenti

Le informazioni sul glutine in etichetta

Tutti i prodotti commercializzati in Unione Europea* con la dicitura “senza glutine-gluten free” (e analoghe traduzioni) devono garantire il limite dei 20 ppm  e possono quindi essere consumati con tranquillità dai celiaci.
*Stesso limite di riferimento vale anche per il mercato USA.

Riportiamo di seguito il termine "senza glutine" nella traduzione ufficiale nelle principali lingue europee:

Inglese: gluten-free
Finlandese: gluteeniton
Francese: sans gluten
Greco: χωρìς γλουτενη
Olandese: glutenvrij
Polacco: bezglutenowy
Portoghese: isento de glúten
Spagnolo sin gluten
Svedese: glutenfri
Tedesco: glutenfrei

La norma che regolamenta la dicitura “senza glutine” è il regolamento europeo 828/2014. Per approfondimenti, leggi qui.  

Riportiamo di seguito una sintesi di quanto sancito da questa norma.

-          La dicitura «senza glutine» è di natura volontaria. Qualsiasi alimento del libero commercio (gelati, salumi, caramelle, salse ecc.) e della ristorazione, per cui le aziende / ristoratori possano garantire l’assenza di glutine (glutine < 20 ppm), può riportare la dicitura «senza glutine». Ciò significa garantire non solo l’assenza di glutine o cereali contenenti glutine tra gli ingredienti, ma anche l’assenza di potenziali fonti di contaminazione durante tutto il processo produttivo attraverso l’adeguamento del proprio piano di autocontrollo.

-          I prodotti sostitutivi senza glutine erogati ai celiaci attraverso il SSN (inseriti nel Registro Nazionale degli alimenti senza glutine) restano soggetti alla procedura di notifica prevista dal decreto legislativo 111/1992, per l’inserimento nel Registro Nazionale degli Alimenti senza glutine. Questi alimenti devono riportare l’indicazione “senza glutine, specificamente formulato per celiaci” o “senza glutine, specificamente formulato per persone intolleranti al glutine”.

-          possono essere definiti «senza glutine» anche i prodotti sostitutivi ottenuti con l’impiego di materie prime derivanti da cereali vietati, come l’amido di frumento deglutinato, purché garantiscano un contenuto in glutine < 20 ppm nel prodotto finito.

-          Il limite di glutine di 100 ppm è ammesso per i soli prodotti sostitutivi a base di ingredienti depurati di glutine/deglutinati, cioè materie prime derivanti da cereali contenenti glutine appositamente trattati. Questi prodotti possono riportare la dicitura «con contenuto di glutine molto basso».

-          I prodotti specificamente formulati per celiaci «con contenuto di glutine molto basso» non sono ammessi nel Registro Nazionale e non sono quindi erogabili dal SSN.
Per quanto riguarda questa tipologia di prodotti, l’AIC non modifica la propria posizione sul limite dei 20 ppm di glutine consentito nei prodotti per i celiaci, posizione confermata dagli studi scientifici più recenti.

-          I prodotti «naturalmente senza glutine», ossia quelli non contenenti glutine e non trasformati, come frutta, verdura, carne, pesce, latte, uova, tal quali, non possono utilizzare il claim «senza glutine» ai sensi dell’art. 7 del Regolamento (UE) 1169/2011 poiché, per loro natura, non necessitano di dichiarare l’assenza di glutine. La norma, infatti, vuole aiutare il celiaco nell’identificare gli alimenti idonei alla propria dieta tra quelli che sono i prodotti potenzialmente a rischio. L’AIC concorda appieno con lo spirito di questa direttiva, convinta che sia più efficace fornire al celiaco gli strumenti (attraverso l’informazione) sulle categorie degli alimenti disponibili, permettendogli di riconoscere i prodotti sempre idonei e quelli invece che necessitano di precise indicazioni (Marchio e/o diciture previste per legge) che dimostrino una verifica preliminare della loro idoneità.

Ricordiamo, che l’AIC non considera sufficiente garanzia di sicurezza l’eventuale autodichiarazione di idoneità dell’azienda (se rilasciate, ad esempio, dai servizi consumatori, telefonici o telematici, riportate su siti web o su locandine o materiale promozionale) se non supportata dalla dicitura «senza glutine» presente in etichetta.

Per le norme sull’informazione ai consumatori il riferimento fondamentale resta quanto riportato nell’etichetta del prodotto confezionato.

 

Le definizioni concernenti il contenuto di glutine nell'etichettatura

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1 Il termine diventa obbligatorio per i prodotti in Registro nazionale degli alimenti senza glutine, erogabili al celiaco attraverso il SSN.
2 A esclusione di quegli alimenti che sono in natura privi di glutine (cereali senza glutine in chicchi, verdura tal quale, ecc.).
3 Secondo la norma sugli allergeni (reg. (UE) 1169/2011, è obbligatorio riportare l’indicazione della presenza di glutine (o di cereali contenenti glutine) solo se aggiunti volontariamente al prodotto (ingredienti o coadiuvanti tecnologici). Di fatto, molte aziende utilizzano la dicitura “può contenere tracce di” per indicare la potenziale presenza per contaminazione accidentale. L’apposizione di tale dicitura non è però obbligatoria né normata da indicazioni specifiche, come un limite di riferimento.

 

Le altre norme europee e italiane sull’etichettatura

Il Regolamento UE 1169/2011 regolamenta le informazioni che gli operatori del settore alimentare devono fornire ai consumatori. Per quanto di nostro specifico interesse, la norma regolamenta anche l’informazione sugli allergeni, tra cui sono compresi anche i cereali contenenti glutine.

1. Tutti i cereali contenenti glutine (grano (compreso il farro e il grano khorasan), segale, orzo, avena o i loro ceppi ibridati) e loro derivati (a esclusione di sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio, maltodestrine a base di grano, sciroppi di glucosio a base di orzo, cereali utilizzati per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso alcol etilico di origine agricola, Allegato II - Sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze) devono essere dichiarati in etichetta se aggiunti volontariamente ad un alimento (ovvero se presenti come ingredienti o coadiuvanti tecnologici). È obbligatorio usare un carattere ben distinguibile per riportare il nome degli allergeni presenti: «la denominazione della sostanza o del prodotto figurante nell’allegato II è evidenziata attraverso un tipo di carattere chiaramente distinto dagli altri ingredienti elencati, per esempio per dimensioni, stile o colore di sfondo» (Articolo 21, comma 1-b).

2. La norma si applica anche alla ristorazione.

3. Non è esplicitato l’obbligo di indicare l’eventuale presenza di allergeni non aggiunti volontariamente agli alimenti, ma eventualmente presenti per contaminazione accidentale (Articolo 9 -Elenco delle indicazioni obbligatorie). Restano, quindi, non disciplinate le condizioni di utilizzo del claim «può contenere tracce di…», lasciato alla libera volontà delle aziende, non disciplinato da alcuna norma.

4. L’Articolo 36 - Informazioni volontarie sugli alimenti - stabilisce, però, che la Commissione Europea deve adottare atti di esecuzione circa le informazioni sugli alimenti fornite su base volontaria, tra cui le «informazioni relative alla presenza eventuale e non intenzionale nei prodotti alimentari di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranza».
Questo significa che, in futuro, le condizioni di utilizzo del claim «può contenere tracce di…», potrebbero essere disciplinate da una norma europea, pur restando, nella previsione della norma, una dicitura volontaria e non obbligatoria.

L’assenza di obbligatorietà implica che l’assenza del claim «può contenere tracce di glutine» sulla confezione di un prodotto non significhi necessariamente che il prodotto sia sicuro per il celiaco, dato che l’apposizione della dicitura è lasciata alla libera scelta delle aziende.

 

«Può contenere tracce di glutine» e altre diciture… 

È importante sottolineare questo aspetto: come la precedente «Direttiva Allergeni», il Regolamento UE 1169/2011 comporta l’obbligo di dichiarare il glutine solo se presente come ingrediente, mentre non è obbligatorio dichiarare l’eventuale presenza potenziale di glutine per contaminazione accidentale.

La dicitura «può contenere tracce di...», quindi, utilizzata dalle aziende proprio per indicare una potenziale presenza di glutine per contaminazione accidentale, non è contemplata tra gli obblighi della normativa vigente e l’assenza del claim «può contenere tracce di glutine» non può essere considerata una garanzia per il celiaco.

Questa dicitura non garantisce appieno la sicurezza per il celiaco, per l’assenza di riconosciute modalità di controllo specifico da parte delle autorità, di un limite di riferimento preciso, oltre che di linee guida per le aziende, rendendo incerto e ambiguo l’impiego di tale dicitura da parte delle aziende.
Per queste ragioni, l’AIC da tempo richiede che ne vengano stabilite per legge le condizioni di utilizzo e la soglia di riferimento (20 ppm).

Viceversa, l’AIC non approva l’uso di frasi del tipo: «Nello stabilimento può essere utilizzato: farina di frumento, ...» o frasi analoghe: questa dicitura viene inserita per tutelare l’azienda rispetto ad eventuali casi di malesseri che possono insorgere a causa dell’ingestione da parte di soggetti allergici di prodotti «contaminati» da allergeni. In realtà, non è significativa, in quanto la sola presenza di allergeni nello stabilimento di produzione non implica necessariamente il rischio di presenza accidentale di uno di essi nel prodotto finito.

Sui prodotti a Marchio e su quelli che vengono accettati per l’inserimento in Prontuario, l’AIC non accetta alcun tipo di diciture riguardanti un possibile rischio non controllato di presenza di glutine. In questi casi, in collaborazione con l’azienda procede a verificare se il rischio sia reale o semplicemente dettato da un’inesatta interpretazione della normativa, da un’errata valutazione dei rischi o ancora da un effettivo rischio di presenza di glutine. L’AIC è particolarmente severa nel valutare la causa di presenza di glutine, i quantitativi massimi presenti e la concentrazione di eventuali ingredienti contenenti glutine. Inseriamo il prodotto nel Prontuario solo se l’azienda fornisce documentazione accurata e sufficiente a garantire che il contenuto massimo di glutine nel prodotto finito non possa superare mai i 20 ppm.

Segue la richiesta all’azienda dell’eliminazione della frase, in occasione della prima ristampa dell’etichetta. L’esaurimento delle scorte di magazzino delle etichette con la frase in oggetto viene consentito per non obbligare né l’azienda all’eliminazione di stock di etichette spesso consistenti, e quindi ad un aggravio economico, né il consumatore celiaco a dover attendere i mesi necessari all’inserimento sul mercato della nuova confezione del prodotto. In questo modo, infatti, è possibile inserire nella prima edizione del Prontuario la referenza, senza dover attendere lo smaltimento delle etichette.


La dicitura «senza glutine»… e il Prontuario

Oltre che tutti i prodotti naturalmente privi di glutine, il celiaco può consumare tutti quei prodotti che riportano la dicitura “senza glutine” in etichetta, anche se non presenti in Prontuario o con la Spiga Barrata. La dicitura “senza glutine” in etichetta, infatti, garantisce, per legge, l’assenza di quantitativi di glutine superiori al limite soglia dei 20 ppm, quindi le aziende che volontariamente decidono di apporla, sanno di dover garantire il limite suddetto e di essere responsabili di tale requisito.

Il Prontuario e la Spiga Barrata sono nati come risposta all'esigenza dei celiaci di poter sapere se un alimento di consumo corrente era adatto oppure no alla loro dieta in un momento storico in cui non esisteva alcuna norma che consentisse alle aziende di dare comunicazione sull'assenza di glutine nei loro prodotti. Oggi esistono norme Europee, che AIC ha contribuito a definire, che consentono la volontaria apposizione della dicitura "senza glutine" sulle etichette dei prodotti alimentari di consumo corrente, rendendo quindi autonomo chi soffre di celiachia nella scelta degli alimenti. Questo era un obiettivo dell'Associazione, che possiamo oggi definire pienamente raggiunto.

Il Prontuario e la Spiga Barrata hanno quindi subito un mutamento nella destinazione d'uso, trasformandosi in strumenti accessori che facilitano la riconoscibilità dei prodotti e offrono una garanzia in più per la scelta degli alimenti rispetto alla dicitura “senza glutine”.
 

A partire dal 2011, l’AIC chiede alle aziende aderenti al Prontuario di inserire tale dicitura in etichetta e oggi la stragrande maggioranza dei prodotti presenti riporta «senza glutine» sulla confezione. È comunque possibile trovare in commercio ancora confezioni di prodotti in Prontuario che non riportano questa dicitura, questo per differenti ragioni:

-          Innanzitutto, è necessario attendere i necessari tempi di smaltimento degli incarti già stampati. Le nuove aziende aderenti al Prontuario, infatti, si impegnano con l’AIC a inserire la dicitura «senza glutine» non appena hanno smaltito le scorte di etichette/confezioni già stampate, che spesso possono essere molto consistenti. Per questo è possibile trovare in commercio confezioni con la dicitura «senza glutine» e vecchi imballaggi ancora senza la dicitura.

-          Inoltre per l’intera categoria del «confectionery», cioè caramelle e chewing-gum, che presentano spesso confezioni molto piccole, per cui risulta difficile, se non impossibile, inserire, oltre a quelle che sono le diciture obbligatorie per legge, anche il claim «senza glutine», abbiamo previsto la possibilità di non riportare il claim. Questa deroga, che ha l’obiettivo di andare incontro a questa tipologia di azienda, molto importante soprattutto per i piccoli celiaci, riprende lo stesso Regolamento sull’etichettatura degli alimenti, il 1169/2011 che prevede, all’articolo 16 (Omissione di alcune indicazioni obbligatorie), comma 2, la possibilità di omettere alcune informazioni obbligatorie (fornendo le informazioni mediante altri mezzi o mettendole a disposizione del consumatore su sua richiesta), qualora la superficie della confezione sia minore di 10 cm quadrati.

-          Infine, abbiamo ammesso la possibilità di non inserire la dicitura per quei prodotti con etichette multi-lingua di aziende multinazionali, dove ogni singola dicitura va condivisa a livello internazionale e l’eventuale mancato interesse a inserire la dicitura anche in un singolo Paese, rischierebbe di non permetterci di inserire in Prontuario un prodotto a tutti gli effetti idoneo, per pure ragioni di marketing relative ad altri Paesi stranieri. In ogni caso, anche se non riporta la dicitura «senza glutine», se il prodotto è in Prontuario è comunque idoneo per il celiaco.

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