Periodo: 28 febbraio - 5 marzo
Delegazione: Milena Battello (AIC), Giovanni Ferraroli (tecnico di laboratorio AIC), Daniele Carpita (Centro Nord Sud capofila del progetto “PIR - La toscana per i saharawi”).
Nuovo anno, nuova missione organizzata nei campi saharawi.
Due gli scopi:
incontri di carattere amministrativo con le autorità locali (fondamentali per rafforzare lo spirito di collaborazione tra le parti);
formazione di tecnici di laboratorio locali.
Da questo secondo aspetto comincia il nostro resoconto.
Già nella missione di novembre 2008 era stato concordato un corso di formazione per tecnici di laboratorio che insegnasse loro a eseguire il test ELISA Ab anti transglutaminasi IgA.
Al rientro in Italia ci siamo subito attivati per individuare la persona che avrebbe tenuto il corso e acquistare il materiale che sarebbe servito alle dimostrazioni e a eseguire i test sul posto. Dopo aver individuato nel dott. Giovanni Ferraroli, biologo esperto in test ELISA, l’esperto di riferimento, abbiamo provveduto all’acquisto dei test e di tutto il materiale necessario.
Arrivati a Tindouf, abbiamo convocato i 7 partecipanti al corso di formazione che si è svolto presso il Dipartimento di celiachia di Robouni in cinque giornate. Non solo si è insegnato ai tecnici come si esegue la diagnosi di celiachia in laboratorio, ma si sono effettuati prelievi venosi a 48 pazienti saharawi, diagnosticati celiaci tramite test rapidi.
Il programma delle lezioni prevedeva, dopo la presentazione della celiachia e dei principi chimico-biochimici del test immunoenzimatico (ELISA), l’apprendimento dell’uso del lettore ed l’allestimento su PC di un modello di referto analitico. Erano previsti inoltre gli insegnamenti necessari per ottenere un campione ottimale (quantità e qualità) da cui partire per effettuare l’analisi ed eseguire un test ELISA nonché saper usare il lettore per produrre risultati corretti.
Alla fine del corso il dott. Ferraroli ha verificato che era stato raggiunto l’obiettivo prefissato: i tecnici si sono rivelati in grado di essere autonomi.
Il passo successivo sarebbe stato quello di applicare quanto appreso per confermare, le vecchie diagnosi e diagnosticare i nuovi casi in piena autonomia. Con il ministro della salute della RASD, Sid Ahmed Tieb Berri, si è perciò deciso di spostare tutto il materiale e la strumentazione per le analisi all’Ospedale Nazionale per una maggiore sicurezza di conservazione della strumentazione in un ambiente sterile e per la garanzia della presenza di un tecnico di laboratorio 24 ore su 24.
Presso questo ospedale, inoltre, lavoreranno due nuovi medici saharawi che hanno conseguito la loro specializzazione in Italia: Khalil Lasiat Ahmed Moubarek (Policlinico di Catania), specialista in gastroenterologia e Hamma Alitaleb (Ospedale - Federico 2° di Napoli), pediatra gastroenterologo.
Il loro compito sarà di preparare, insieme al Ministero della Salute locale, un protocollo generale per la diagnosi della celiachia con la supervisione del dott. Ravelli responsabile scientifico del progetto.
Abbiamo anche concordato che presso il dipartimento di celiachia si eseguiranno le visite di specialisti in gastroenterologia e i programmi di formazione alle famiglie sulla dieta senza glutine tenuti dal nutrizionista Salamu Ali Abed.
La missione si è conclusa con la consegna delle chiavi del registro elettronico celiaci saharawi. Il registro sarà così attivato e supervisionato via internet dal dott. Ravelli in Italia. Il Ministro della Cooperazione Salek Baba è stato informato degli sviluppi e cambiamenti che hanno interessato il progetto.
Durante le cinque giornate ci siamo anche spostati nei Vilaya dove abbiamo incontrato il personale medico e paramedico che ha partecipato ai corsi di formazione e ha verificato che la consegna degli alimenti inviati dall’Italia fosse avvenuta regolarmente. Con la Mezza Luna Rossa Saharawi abbiamo controllato l’arrivo del container di farina e pasta inviato da AIC con i contributi dei sostegni anno 2008.
Come sempre stanchi, ma soddisfatti, abbiamo lasciato quest’angolo di deserto per tornare alle nostre case e alla nostra realtà, che nonostante le piccole e grandi difficoltà che la circondano è stata per noi un’oasi di tranquillità.