Ricerca Clinica marzo 2017

1. J Pediatr. 2017

MODALITÀ DI PARTO E RISCHIO DI CELIACHIA: I DATI DALLO STUDIO ITALIANO CELIPREV.

Lionetti E, Castellaneta S, Francavilla R, Pulvirenti A, Catassi C; SIGENP Working Group of Weaning and CD Risk.

Pubblicati i dati su modalità di parto e rischio successivo di sviluppare celiachia provenienti dallo studio italiano riguardo l’epoca di introduzione del glutine ed il rischio di celiachia (CELIPREV). Lo studio, finanziato da AIC e coordinato dal Prof. Carlo Catassi, era  stato pubblicato tre anni fa sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. Tuttavia, all’epoca della pubblicazione mancavano  i dati relativi alle modalità di parto dei bambini studiati. Attraverso una postuma raccolta dati telefonica, i ricercatori italiani hanno potuto mettere in evidenza la mancanza di associazione tra una specifica modalità di parto (naturale o cesareo) ed il successivo sviluppo di celiachia. Nel gruppo di bambini geneticamente predisposti dello studio CELIPREV, quindi, la modalità di parto non avrebbe influenzato il rischio di sviluppare celiachia entro i primi 5 anni di vita.

 

2. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2017

NORMALIZZAZIONE DEGLI ANTICORPI A DIETA SENZA GLUTINE: UNO STUDIO SULLE TEMPISTICHE E  SUI FATTORI CHE PREDICONO LA SCOMPARSA DEI MARCATORI NEI BAMBINI CELIACI

Gidrewicz D, Trevenen CL, Lyon M, Butzner JD. 

Un lavoro canadese ha valutato su bambini celiaci che iniziavano la dieta senza glutine quali erano le tempistiche di negativizzazione  degli anticorpi anti-transglutaminasi e degli anti-endomisio, i principali marcatori della celiachia, e quali erano i fattori associati a tale negativizzazione.  Il 79% dei bambini che avevano presentato alla diagnosi un elevato titolo di anticorpi anti-transglutaminasi mostravano persistenza della positività anticorpale dopo 12 mesi. Contrariamente, i bambini con basso titolo di anticorpi alla diagnosi  avevano fatto registrare una negativizzazione del titolo a 12 mesi in oltre il 65% dei casi. Inoltre, chi aveva alla diagnosi un più severo grado istologico (Marsh 3c) mostrava persistenza della sierologia dopo 2 anni nel 30% dei casi.
Durante il follow-up della celiachia è fondamentale monitorare il valore degli anticorpi anti-transglutaminasi. È essenziale registrare un costante decremento dei valori della diagnosi, associato al miglioramento clinico del paziente. Nonostante una dieta rigorosa, una completa negativizzazione può però in alcuni casi richiedere più di 12 mesi dall’inizio della dieta.

 

3. Aliment Pharmacol Ther. 2017

FATTORI ASSOCIATI ALLA PERSISTENZA DI ATROFIA INTESTINALE NEI SOGGETTI A DIETA SENZA GLUTINE.

Mahadev S, Murray JA, Wu TT, Chandan VS, Torbenson MS, Kelly CP, Maki M, Green PH, Adelman D, Lebwohl B.

Perché alcuni pazienti celiaci adulti non rispondo clinicamente nonostante la dieta senza glutine? A questa domanda hanno cercato di rispondere alcuni ricercatori statunitensi, provando ad individuare dei fattori associati con la persistenza di atrofia intestinale e di sintomatologia clinica. Su 1345 pazienti sintomatici nonostante una dieta rigorosa e seguita per oltre 1 anno, 511 mostravano ancora atrofia intestinale alla biopsia di controllo. L’età avanzata è risultata associata ad una maggiore probabilità di persistenza dell’atrofia; per contro, una dieta rigorosa di lunga data è associata con la normalizzazione istologica. Curiosamente anche l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), di inibitori della pompa protonica e antidepressivi della classe SSRI è risultato un fattore associato alla persistenza dell’atrofia intestinale alla biopsia di controllo.

In estrema sintesi il presente studio ha evidenziato che:

1) dopo un anno di dieta senza glutine la maggioranza di soggetti ancora sintomatici  non ha comunque più  atrofia intestinale se la dieta è seguita rigorosamente;

2) i sintomi non sono predittivi di persistenza dell’atrofia intestinale;

3) l’utilizzo di farmaci quali FANS, inibitori della pompa protonica e antidepressivi della classe SSRI e la loro relazione con persistenza di atrofia intestinale dovrà invece essere oggetto di ulteriori studi.

 

4. Gastroenterology. 2017

STUDIO DI PREVALENZA SULLA CELIACHIA NEGLI USA: NEGLI STATI DEL SUD MENO CASI DI CELIACHIA

Unalp-Arida A, Ruhl CE, Choung RS, Brantner TL, Murray JA.

Il fiume Potomac taglia in due la città di Whashington DC. Non è solo il fiume che separa gli stati a prevalenza democratica, a Nord, da quelli a prevalenza repubblicana, situati invece oltre le sue rive meridionali. Le sue sponde non sono solo tristemente famose per  le battaglie tra gli unionisti ed i confederati durante la guerra di secessione del 1860-1865. Il fiume Potomac separa anche gli stati in cui la prevalenza di celiachia è più alta, a Nord, da quelli in cui è invece più bassa, ovvero al Sud.  Uno studio su 22.277 americani coordinato dal Center for Disease Control and Prevention (CDC) ha documentato che la celiachia è ben 3 volte più frequente negli stati del Nord rispetto a quelli del Sud. Lo studio ha diversi limiti, compreso quello di non poter sapere se ci sono delle differenti distribuzioni dei geni HLA-DQ2 e –DQ8 nella popolazione americana.Rimangono tuttavia da chiarire i meccanismi alla base di questa prevalenza discrepante che non può essere spiegata solamente con una diversa abilità dei medici nel porre diagnosi di celiachia o una diversa esposizione ai raggi solari con conseguente maggiore produzione di vitamina D in chi vive negli Stati Uniti meridionali.  

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