Pubblicazioni scientifiche di rilievo novembre 2018

1. Mol Nutr Food Res 2018

L’ACCHIAPPA-GLUTINE: UNA NUOVA OPPORTUNITÀ DI STUDIO PER TERAPIE ALTERNATIVE

Ribeiro M, Picascia S, Rhazi L, Gianfrani C, Carrillo JM, Rodriguez-Quijano M, Branlard G, Nunes FM.

Una cordata di ricercatori europei ha valutato un composto a base di aminopolisaccaridi biocompatibili che avrebbe la potenzialità di ridurre la
digestione (incompleta) del glutine, impedendo così la formazione dei suoi digesti parziali tossici per il celiaco. Il glutine è infatti tossico per il
celiaco nella misura in cui i suoi frammenti “gliadinici” vengono a contatto con la mucosa intestinale e sono riconosciuti dalle cellule del sistema immunitario.
In questo lavoro gli studiosi hanno determinato che il composto – aggiunto alle farine di frumento - conferisce un rivestimento alla
struttura del glutine che è reso così inaccessibile alla degradazione degli enzimi digestivi. Non solo: l’immediata conseguenza di quest’interazione macromolecolare
è la scomparsa della reazione immunitaria alla gliadina in un modello sperimentale complesso (nessuna interazione con l’enzima transglutaminasi,
nessuna evocazione della risposta delle cellule immunitarie).

Che si sia trovata la trappola per catturare il glutine?  

Quest’approccio di chimica sovramolecolare, branca che studia l'associazione di due o più specie chimiche legate assieme, è sicuramente innovativo e meritevole di successive
sperimentazioni prima che possa accedere al vaglio degli studi clinici (su pazienti).

 

 

2. Clin Transl Gastroenterol. 2018

COSA PROTEGGE I FAMILIARI DI CELIACI DALLA CELIACHIA?

Acharya P, Kutum R, Pandey R, Mishra A, Saha R, Munjal A, Ahuja V, Mukerji M, Makharia GK.

Mi scuso subito con il lettore troppo entusiasta: il titolo è ovviamente una provocazione perché alla domanda non c’è oggi una risposta. Se ci fosse, forse sarebbe da Nobel.
Ad ogni modo un lavoro indiano avrebbe identificato nella mucosa dei familiari sani di celiaci un meccanismo di compenso,
un meccanismo responsabile della protezione nei confronti del danno intestinale.
Le biopsie di 12 celiaci, 12 familiari sani di celiaci e 12 soggetti controllo (non celiaci, non familiari di celiaci) sono state processate per studi
di espressione genica attraverso la tecnica dei microarray.
L’espressione dei geni in senso lato può essere assimilata ad una pinacoteca che contiene tutti i quadri dell’umanità: non sempre tutti i quadri (singoli geni)
della collezione (DNA) sono esposti nelle varie gallerie (tessuti ed organi di diversi soggetti, in diverse epoche della vita).
Immaginiamo la celiachia in fase florida – quella cioè non diagnosticata- come una mostra di Picasso, e segnatamente una mostra sul suo periodo rosa.
Immaginiamo i familiari di celiaci (ovviamente se geneticamente a rischio!) in grado di esporre il periodo rosa in un dato momento della loro vita; tuttavia, nella loro quotidianità,
essi espongono ad esempio solo i quadri del periodo blu picassiano.
Anche alcuni soggetti di controllo forse potrebbero esporre alcuni dei quadri del periodo blu di Picasso, ma nella loro quotidianità espongono magari
solo quadri impressionisti e forse pochi -pochissimi- Picasso.
I microarray sono un metodo per testare l’espressione dei singoli geni, ovvero per capire quali mostre ci sono in quel momento in città (tessuti).
Le analisi del gruppo indiano hanno mostrato pannelli specifici di espressione nei vari gruppi. In particolare, i soggetti sani ma familiari di celiaci avevano un particolare assetto
di espressione genica che mantiene sana la mucosa intestinale regolando specificamente alcuni meccanismi immunologici e di ricambio cellulare.
Ogni “mostra” di geni a livello intestinale rappresenta un punto di equilibrio di ogni singolo soggetto tra l’ambiente esterno (alimenti, microbi)
e l’interno (sistema immunitario).
Cosa induca una determinata espressione di geni piuttosto che un’altra (con le relative conseguenze in termini di salute e di malattia) ad oggi riamane però sconosciuto.

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