Pubblicazioni scientifiche di rilievo luglio e agosto 2018

1. Econ Hum Biol 2018

“CARO PASTO GLUTEN-FREE, QUANTO COSTI NEL REGNO UNITO?”

Capacci S, Leucci AC, Mazzocchi M.

Alcuni ricercatori dell’Università di Bologna hanno condotto un’indagine nei supermercati inglesi comparando i prezzi dei prodotti gluten-free rispetto alla controparte con glutine. Dalle loro stime è emerso che il celiaco inglese deve pagare in più circa 10 £/settimana (pari a 11,2 Euro/a settimana).

Tale spesa si configurerebbe come una perdita del potere di acquisto del 36% per i beni di prima necessità a carico delle famiglie con basso reddito: ciò potrebbe esitare in una riduzione di compliance dietetica.

Stante il rapporto già documentato in letteratura tra adesione alla dieta senza glutine e costi dei prodotti dietoterapici, è essenziale ribadire come esempio l’importanza del supporto economico erogato ai celiaci dal sistema sanitario nazionale in Italia.

 

2. Clin Gastroenterol Hepatol 2018

SENSIBILITÀ AL GLUTINE NON-CELIACA: INDIZI PER UN BIOMARCATORE

Carroccio A, Giannone G, Mansueto P, Soresi M, La Blasca F, Fayer  F, Iacobucci R, Porcasi R, Catalano T, Geraci G, Arini A, D'Alcamo A, Villanacci V, Florena AM.

 La non-celiac gluten sensitivity (NCGS) o sensibilità al glutine non celiaca è caratterizzata da una sintomatologia gastrointestinale aspecifica (diarrea, digestione difficoltosa, dolore addominale, gonfiore), ai quali si possono associare talvolta sintomi extraintestinali come cefalea, dolori muscolari ed articolari, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, eczema, stanchezza cronica, formicolii agli arti, depressione. Tutti i soggetti con tale condizione beneficerebbero della dieta senza glutine, e tendono a ripresentare la sintomatologia ogni volta che il glutine viene reintrodotto. Dal punto di vista anticorpale, i pazienti con NCGS sono sempre anti-transglutaminasi ed anti-endomisio negativi.

Ad ogni modo, la mancanza di un biomarcatore rende difficile identificare con certezza quali soggetti possano effettivamente essere inquadrati nell’ambito di tale disturbo, e gli attuali orientamenti diagnostici sottolineano la necessità di riesporre al glutine in cieco contro placebo.

  Uno studio siciliano è stato condotto su 78 pazienti con NCGS (diagnosticati in precedenza con test di riesposizione al glutine in cieco). Dopo almeno 4 settimane di dieta contenente 100 grammi di derivati del frumento, i ricercatori hanno evidenziato come nella NCGS vi fosse alla biopsia duodenale tanto un aumento dei linfociti CD5+ intraepiteliali, quanto un aumento dei leucociti CD45+ e degli eosinofili nella lamina propria (tutti indicatori di infiammazione). I soggetti coinvolti nello studio sono stati poi sottoposti anche a rettoscopia con biopsia rettale: l’esame istologico di questi frammenti “bassi” ha rilevato che nella NCGS sono presenti in misura maggiore rispetto ai controlli leucociti CD45+, eosinofili e larghi aggregati di linfociti nella lamina propria; in aggiunta, sempre nelle biopsie rettali, sono stati riscontrati più linfociti CD5+ intraepiteliali rispetto ai soggetti di controllo(anche in questo caso tutti elementi di uno stato d’infiammazione).

Sebbene questi riscontri non rappresentino comunque il biomarcatore specifico che permette agevolmente una diagnosi, da questo lavoro viene suggerito come la NCGS sia un disturbo immunomediato che interesserebbe sia l’intestino tenue che il crasso.

 

3. Fertil Steril 2018

LA CELIACHIA TRA CHI RICORRE A FECONDAZIONE IN VITRO? NESSUN AUMENTO DI PREVALENZA

Juneau CR, Franasiak JM, Goodman LR, Marin D, Scott K, Morin SJ, Neal SA, Juneau JE, Scott RT.

La celiachia, noto “camaleonte di segni e sintomi”, può anche coinvolgere la sfera riproduttiva: una celiachia non diagnosticata può essere responsabile di aborti ricorrenti e misconosciuti. Più controversi rispetto al rischio di aborti, sono invece i dati relativi all’infertilità femminile intesa come incapacità di concepire.

Uno studio condotto presso il centro di fecondazione assistita (fecondazione in vitro) dell’ospedale di Philadelphia ha saggiato la prevalenza della celiachia tra donne afferite tra 2016 e 2017. Su 968 pazienti seguite dal centro e testate per la celiachia, l’1,8% (18 pazienti) è risultato positivo sia agli anticorpi anti-transglutaminasi che anti-endomisio (non disponibili i dati istologici). Tale prevalenza di anticorpi è sovrapponibile a quella della popolazione generale. Stante la casistica americana, non sembra esserci dunque un aumento di celiachia tra le donne impossibilitate a concepire. Ad ogni modo, la celiachia – se misconosciuta e non affrontata mediante dieta senza glutine -  rimane un problema che potrebbe avere ripercussioni sulla gravidanza. 

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