Cari amici,
nonostante il poco tempo a disposizione, mi accingo,
come promesso, ad intervenire sul dibattito riapertosi recentemente nella
nostra m.l sul problema del prontuario.
Avrei voluto intestare questo messaggio: lettera
aperta ai soci AIC frequentatori ecc.
Purtroppo non ho questa certezza,
anzi temo che qualcuno di voi non sia socio delle Associazioni regionali
federate all’AIC.
Su questo punto
mi permetto di fare subito una riflessione e una critica costruttiva: AIC è un Associazione di volontari nata con l’unico
scopo di aiutare i celiaci in ogni modo.
L’aiuto si concretizza con le infinite attività che da
anni, pur se faticosamente e forse non sempre con la dovuta professionalità ed
esperienza ma con tanta buona volontà, stiamo realizzando nei vari settori
che possono incidere sulla qualità della vita del celiaco: dalla maggiore
conoscenza e visibilità della celiachia, per cercare di far emergere la massa
di persone non diagnosticate, al sostegno della ricerca, alla costituzione
di comitati scientifici in grado di aiutare e consigliare i celiaci su quanto
concerne gli aspetti medici della celiachia, all’elaborazione dei prontuari
contenenti i prodotti del libero mercato, fino all’informazione e formazione
di ristoranti/pizzerie dove i celiaci possono consumare pasti completi con
rischio ridotto se non eliminato.
Io credo che motivazioni per
iscriversi all’Associazione
siano tante, mentre non farlo può essere motivato da ragioni poco qualificanti
(indifferenza, pigrizia, scetticismo ecc..).
Una premessa è d’obbligo sul ruolo della m.l.:
non è e non può diventare uno strumento decisionale all’interno di AIC, ma
l’occasione per scambiare esperienze ed idee tra i soci; ovviamente, come
già avvenuto in passato, molti suggerimenti possono diventare argomenti di
discussione per gli organi democraticamente eletti e deputati a deliberare
(Assemblee e consigli direttivi regionali e/o nazionali). Prova ne è l’inserimento
nell’OdG dell’Assemblea nazionale del novembre 2002, della proposta di inserire
il prontuario prodotti in internet. L’assemblea ha DEMOCRATICAMENTE deciso
di confermarne l’esclusione; si può essere d’accordo oppure no, ma questa è stata
la decisione.
Nonostante da più parti proposto, AIC non ha
mai ritenuto giusto limitare l’accesso alla m.l celiachia ai soli suoi soci.
Vorrei però cogliere quest’occasione per invitare, chi non l’avesse ancora
fatto, ad iscriversi all’AIC della regione di appartenenza..
E’ invece indispensabile, e, a questo proposito,
stiamo valutando apposite modalità di accesso, che gli iscritti alla m.l.
celiachia siano identificabili, ciò non per violare la privacy, ma perché può essere
necessario individuare chi esercita il sacro diritto della critica, qualora,
anche in assoluta buona fede, siano veicolate informazioni non corrette (dannose
alla comunità dei celiaci), senza pensare poi ai casi (non è questo il caso,
ma si sono verificati spiacevoli episodi in passato) si arrivi alla calunnia
o alla diffamazione.
Venendo all’argomento recentemente riaperto da
alcuni di voi, vorrei innanzitutto ricordare ogni decisione su modalità,
procedure e regole nella gestione del prontuario è stata assunta collegialmente
dall’Assemblea Nazionale di AIC ed ampiamente documentata, anche nelle pagine
di Celiachia Notizie. Per evitare di dover ciclicamente ripetere gli stessi
argomenti, portando via del tempo prezioso ad attività più urgenti, è indispensabile
che AIC gestisca meglio le FAQ del nostro sito Web (www.celiachia.it), cui tutti potranno attingere.
Dalla nascita del Prontuario,
solo uno degli strumenti che AIC fornisce agli associati, ad oggi sono
stati introdotti
molti elementi innovativi, proprio dall’esame di limiti emersi con l’esperienza
e l’utilizzo da parte dei celiaci e delle loro famiglie, oltre che dalla
valutazione dei mutamenti (notevoli) del mercato dell’industria alimentare
rispetto ai prodotti senza glutine. L’investimento di AIC nel progetto prontuario è andato
in crescendo, prima interessando maggiori risorse umane volontarie, poi impiegando
anche risorse economiche sostanziali destinate alla retribuzione di collaboratori
ed all’attuazione, attraverso definiti piani di campionamento, di controlli
analitici sugli alimenti. Procedure di accesso e modalità operative sono
rivolte a soddisfare il crescente bisogno di sicurezza del celiaco nell’approccio
al mercato alimentare comune (diverso, quindi, dal dietoterapeutico). La
definizione di tali nuove procedure (sempre migliorative rispetto al passato)
hanno visto l’impegno di esperti tecnologi alimentari e nutrizionisti che
l’AIC ha avuto la fortuna di annoverare tra i propri soci volontari. Seguendo
i resoconti dell’attività associativa (e non limitandosi a sporadici interventi
in mailing list) gli associati sanno che il celiaco chiede maggiore sicurezza
al prontuario (spesso più di quella che lo strumento, per il suo scopo, può effettivamente
garantire), più che l’ampliamento nel numero delle referenze contenute. Ed
in risposta a tali bisogni AIC ha strutturato l’attività del prontuario secondo
il suo assetto attuale. Il celiaco, infatti, i suoi bisogni e le sue necessità sono
l’oggetto cui l’attività di AIC è rivolta.
Anche l’industria alimentare ha ampi interessi
in questa attività, ma di altra natura rispetto ad AIC: attraverso la promozione
dei loro alimenti sul prontuario ed altri canali AIC, le aziende perseguono
il loro legittimo obiettivo di mantenere o, meglio, incrementare il loro
profitto.
Alla luce di tali considerazioni
si è deciso
di chiedere alle aziende (per le quali i celiaci, sempre in crescita, rappresentano
un importante target di interesse) di contribuire agli oneri che l’attività comporta.
Ma veniamo allo “storico” del Prontuario, seppur
ampiamente documentato nei numeri di Celiachia Notizie e nei verbali degli
organi direttivi dell’Associazione.
Molti anni fa AIC decise di pubblicare un prontuario
di prodotti dichiarati senza glutine dalle Aziende produttrici. Faticosamente
siamo riusciti a ricevere dichiarazioni scritte, e firmate da responsabili
aziendali, sulla conformità del prodotto alla caratteristica “senza glutine”.
AIC si rendeva conto che quelle
dichiarazioni non potevano dare la certezza necessaria ma, in modo pragmatico
riteneva
giusto dare uno strumento in grado di ridurre il più possibile il rischio
di alimentarsi con prodotti del libero commercio a cui il celiaco avrebbe
comunque fatto ricorso. Dopo diversi anni, quando AIC ha impegnato notevoli
risorse per collaborare alla messa a punto di un Kit attendibile in grado
di rilevare la quantità di glutine presente negli alimenti, abbiamo modificato
la metodologia d’immissione dei prodotti nel prontuario, agendo essenzialmente
in due direzioni:
1. chiedendo alle
aziende informazioni molto più dettagliate sulla loro attività e, in particolare,
sulla loro organizzazione per garantire la qualità dei prodotti, superando
così la semplice dichiarazione di conformità;
2. pianificando
controlli casuali e sistematici sui prodotti; vorrei chiarire che questi
controlli sono numericamente insufficienti per dare una garanzia statisticamente
significativa sul livello di qualità. E’ invece giusto considerarli come
uno strumento di pressione per stimolare le aziende a porre la massima attenzione
alla qualità dei prodotti e, in particolare, ad evitare le contaminazioni
che, a mio parere, rappresentano il maggior motivo di presenza di glutine
su alimenti naturalmente esenti.
Nonostante
queste azioni, vorrei ricordarvi quanti prodotti sono stati nel tempo rimossi
perché trovati con glutine: se ricordo
bene: almeno una sessantina.
E’ opportuno ricordare che l’unica sanzione che
AIC può adottare, nei confronti dei prodotti o aziende “non conformi” a quanto
da loro dichiarato, riguarda l’esclusione degli stessi dal prontuario. Ciò non
vale, ovviamente, per i prodotti notificati al Ministero della salute (primo
tra tutti il dietoterapeutico) che possono andare incontro a sanzioni gravi
che vanno dal ritiro del prodotto dal mercato fino alla denuncia per frode
alimentare.
Sulla base di quanto sopradetto,
risulta quantomeno anacronistica e ampiamente superata la proposta di allungare
la lista dei
prodotti sulla base di una semplice dichiarazione dell’Azienda interessata.
Come si fa a pensare che nessuno
dell’AIC abbia
preso, in tutti questi anni, in debita considerazione simili semplici idee
che, oltretutto, alleggerirebbero non poco la gran mole di lavoro che sta
dietro il prontuario? Basterebbe un po’ di umiltà ed il dovuto rispetto a
tutti coloro che hanno prestato alte competenze scientifiche professionali
all’Associazione a titolo volontario.
In conclusione, ciò che AIC sta facendo per il
prontuario è da considerare la base minima e, ciononostante ancora
insufficiente; qualunque scorciatoia è da considerare assolutamente arbitraria,
negativa e tale da mettere a maggior rischio la salute dei celiaci.
Il prontuario autogestito, o
qualcosa di simile, non potrà mai avere l’avallo d’AIC; se qualcuno intendesse
mettere in Internet un prontuario di prodotti altamente insicuri,
si crei un sito al di fuori d’AIC. L’associazione non potrà mai dare spazio
o patrocinare chi, sicuramente (lo spero) in buona fede, intende perseguire comportamenti,
a mio giudizio, irresponsabili e pericolosi per la salute dei celiaci.
Spero che i termini forti da me usati, comunichino con chiarezza che la tutela
della salute dei celiaci non può accettare leggerezze.
Altri punti toccati in questa materia riguardano
essenzialmente:
- la cifra richiesta alle aziende per
l’inserimento dei prodotti nel prontuario: a volte mi sembra
veramente offensiva (verso l’attività seria di AIC) la preoccupazione che alcuni
soci dimostrano di avere nei confronti delle “povere” Aziende,
dando credito ad ogni loro dichiarazione verbale, mai confermata.
I contributi
chiesti alle aziende ammontano, attualmente, a 25 € a prodotto
per ogni edizione del prontuario. Chi non attribuisce al Prontuario
(e quindi alla categoria di consumatori cui si rivolge) neppure il valore
di tale modesto contributo, non sarà attento neppure a garantire quanto
dichiarato nelle schede autocertificate. L’azienda interrogata sulle
motivazioni dell’assenza dal Prontuario, può rispondere quello che crede:
spesso, in realtà, non è in grado di garantire quanto richiesto
da AIC, in termini di garanzia e sicurezza, nei tempi richiesti.
- i
contatti, spesso telefonici, che diverse persone attivano con le
aziende per informarsi sulla qualità di
alcuni prodotti; credo che questi contatti siano complessivamente
negativi, in quanto fatti da persone che, rappresentando solo se stessi
e non essendo sufficientemente preparati sulla materia (scientifica)
della composizione e del controllo degli alimenti, tendono a banalizzare
la domanda e quindi l’argomento alquanto complesso e delicato. Inoltre
si corre il rischio di parlare a più voci e con personaggi non qualificati a
dare risposte esaustive oppure con chi, riconoscendo l’incompetenza dell’interlocutore,
approfitta per screditare l’attività dell’associazione e giustificare
la propria.
- il numero maggiore di prodotti da
inserire, semplificando la procedura ecc..; la priorità che il celiaco
ha, come per ristoranti e pizzerie informati, non è di incrementarne
il numero ma l’affidabilità qualitativa (ndr), altrimenti tanto vale
andare all’antica quando non esisteva il prontuario e ci si limitava
a leggere l’etichetta, incrociare le dita e rischiare….
- la
collaborazione offerta dai soci e non accettata da parte d’alcune
associazioni regionali; molte
associazioni si lamentano del fatto che i volontari disponibili
sono sempre pochi.
Si pensi p.e. alla necessità presente, e soprattutto futura, di creare
in ogni regione una squadra di tutor volontari che, opportunamente addestrati,
siano in grado di monitorare con determinata frequenza i ristoranti/pizzerie
entrati nella catena AIC. Mi risulta strano e incomprensibile il disinteresse che
un’Associazione regionale possa aver dimostrato nei confronti di certe
disponibilità di collaborazione. Assicuro un mio personale interessamento,
se autorizzato dagli interessati, ad approfondire questi episodi.
Vorrei terminare con risposte flash ad alcune
e-mail ricevute dopo aver scritto questo lungo messaggio:
- moderare la mailing non vuol
dire censurare ma unicamente riportare le informazioni corrette, che
se travisate possono portare la discussione in direzione sbagliata;
- in diverse assemblee regionali a
cui ho partecipato NESSUN socio ha sponsorizzato il prontuario in
internet, e quando ho posto il quesito, la risposta è quasi sempre
stata negativa all’unanimità!
- AIC cercherà comunque di convincere
i celiaci a diffidare da un prontuario elaborato in modo troppo approssimativo,
anche se questo sarà inserito in un sito privato; ciò perché abbiamo
in forte considerazione la loro salute;
- 800 partecipanti alla m.l., 28.000 soci
AIC, 40.000 ca celiaci diagnosticati: questi sono i dati a cui
riferirsi; ma quanti sono i partecipanti alla m.l. che entrano nel dibattito:
qualche decina?
- arrecare disturbo alle aziende, aziende
che non hanno tempo da perdere nelle lungaggini burocratiche, prontuario
decente vasto ecc…mi ripeto, ma possibile che le “povere” aziende
siano viste come le vittime di una AIC cinica, sadica, esosa che cerca
risorse economiche per pagare le vacanze estive dei propri volontari…….? Noi
non consideriamo disonorevole cercare fondi, indispensabili al funzionamento
dell’attività associativa e non a produrre profitto, obiettivo
delle aziende alimentari..
- alte sfere AIC: chiamiamoli volontari con
maggiori oneri e forse onori;
- leggere tutti i messaggi della
m.l: vi posso assicurare che mi piacerebbe veramente avere
il tempo per leggere tutte le e-mail. Purtroppo questo è un lusso che non posso
permettermi, nonostante il mio stato di pensionato, date le molteplici
attività, sempre crescenti, in cui siamo impegnati. Per questo
alcuni volontari sono incaricati di selezionare i messaggi
ed interessare
alla risposta chi ha maggiore competenza nella materia trattata.
- Sulla privacy: per quale motivo
tra persone civili ed educate ci debba essere la necessità dell’anonimato?
Per quale motivo qualcuno può conoscere chi critica e non viceversa?
Queste preoccupazioni sarebbero comprensibili solo per chi volesse calunniare
o diffamare. Per quale motivo c’è la necessità di firmarsi celiacogirl
o similari?
Partecipazione alle assemblee
e ai direttivi: la partecipazione è la più alta forma di democrazia;
può darsi che qualcuno sia realmente impossibilitato, ma per
gli altri non mi sento di trovare giustificazioni e ritengo che
non possano pretendere
che le sporadiche osservazioni siano prese in maggiore considerazione
di quanti, rinunciando al tempo libero, valutano con maggiore
attenzione tutti gli aspetti dei problemi di cui trattano.
Detto ciò, ripeto che ognuno di noi può attivarsi
per modificare decisioni prese in passato, dando il proprio meditato contributo,
partecipando all’attività della propria Associazione regionale. Decisioni
afferenti attività tanto specifiche non possono essere prese a seguito di
sondaggi telematici, ma solo dopo confronti con gli esperti che possano valutare
la validità dei contributi espressi.
In conclusione la m.l. deve essere
vista come strumento aggiuntivo e non alternativo agli organi della Federazione,
solo
così potrà avere un ruolo importante nella nostra organizzazione.
Adriano Pucci
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