CONVEGNO
INTERNAZIONALE
11 settembre 2004
PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ALIMENTAZIONE SENZA GLUTINE
organizzato da SANA, in collaborazione con AIC Associazione Italiana Celiachia
- A.G.E.R. Borsa Merci Bologna - ASCOM BOLOGNA Associazione dei Commercianti
della Provincia di Bologna - CAMERA DI COMMERCIO Industria Artigianato e Agricoltura
di Bologna. Patrocinato da: Ministero della Salute - Ministero delle Attività Produttive
L’associazione italiana dei malati di celiachia lancia
un appello all’industria
alimentare, ma anche al settore della ristorazione affinché si trovino
maggiori opportunità per le persone che soffrono di intolleranza genetica
permanente al glutine. Il glutine è la proteina contenuta in alcuni
cereali, tra cui il grano che viene utilizzato per confezionare pane, pasta
e prodotti da forno.
Marco Columbro ha tenuto a battesimo la “Prima giornata
internazionale dell’alimentazione senza glutine”organizzata da
Sana, 16° Salone
Internazionale del Naturale, in collaborazionecon AIC Associazione italiana
Celiachia, Ager Borsa Merci Bologna, Ascom Bologna e Camera di Commercio di
Bologna. Undebutto salutato da una forte presenza di pubblico, a dimostrazione
del progressivo interesse delle persone a conoscere questa intolleranza alimentare.
Le esigenze dei malati di celiachia sono state riassunte,
seppur in toni non seriosi, da Marco Columbro che, uscendo dai panni del personaggio
televisivo, ha raccontato le proprie esperienze familiari. “Nonsono un
medico né un
celiaco – ha detto il conduttore – Ho però una sorella gemella
eterozigote che è portatrice. E costringe tutti noi a sottoporci ad
analisi periodiche perché la malattia, nei soggetti predisposti, può manifestarsi
a qualsiasi età”.Il conduttore ha toccato altri due temi condivisidalla
platea: “E’ importante informare già i bambini nelle scuole.
E serve un ulteriore lavoro di ricerca da parte di chi produce gli alimenti
per i celiaci affinché ne vengano migliorati i sapori”.
Sulle richieste espresse da Columbro si sono trovat iin sintonia
i relatori più strettamente tecnici del convegno mattutino moderato
da Andrea Villani, segretario generale di Ager Borsa Merci Bologna. Il benvenuto
ai relatori e al pubblico è arrivato da Gastone Rossi, presidente di
Sana. Rossi ha spiegato che il Salone del Naturale di Bologna è un evento
fieristico che in questi sedici anni ha saputo andare oltre il puro momento
commerciale: “E’ un
evento mediatico, una agorà dove si affrontano i temi della salute e
del benessere dell’uomo”.
Bruno Filetti, nella duplice veste di presidente di Ager Borsa Merci Bologna
e di Ascom Bologna, ha illustrato come è nato il convegno: “Il
nostro laboratorio di Ager, che lavora con le più grandi aziende e istituzioni,
riceve sempre più richieste di analisi che hanno attinenza con il problema
della celiachia. Ci siamo resi conto che c’è bisogno di parlare
di questo tema”. Marco Pancaldi, vice presidente della Camera di Commercio
di Bologna, indica la necessità di lavorare sulla ricerca intorno ai
prodotti destinati ai malati di celiachia: “C’è l’esigenza
di mettere a disposizione di questo mercato, passatemi il termine, i prodotti
migliori possibili per garantire un maggior benessere ma anche per sviluppare
una parte interessante delle nostre produzioni. Vedo come un momento altamente
economico l’investire in questa direzione”.
“La dimensione del fenomeno oggi fa comprendere a chi opera nel settore
che davvero c’è una notevole opportunità” gli ha
fatto eco Adriano Pucci, presidente di AIC Associazione Italiana Celiachia
nata nel 1979 per promuovere l’assistenza ai celiaci e alle loro famiglie
sui problemi dietetici e psicologici. L’associazione, nel 2003, è arrivata
a 32mila iscritti. “L’intolleranza permanente al glutine è una
malattia genetica che colpisce circa un individuo su 100” ha continuato
il presidente. E ha sostenuto la necessità di affinare la ricerca in
campo organolettico sia per il rilievosociale (“affinché chi soffre
di questa intolleranza non sia costretto a passare la sua vita facendo spesa
in farmacia”), sia per l’impatto a livello economico: “attualmente
sono circa 55mila i casi diagnosticati in Italia – ha ricordato Pucci – Ma,
poiché si tratta di una malattia molto subdola, si stima che vi possano
essere 450mila casi ancora da diagnosticare”. Pucci ha ribadito che per
la celiachia non esiste curase non una dieta che preveda il consumo di alimenti
senza glutine.
Caterina Pilo, direttore generale AIC, si è invece
soffermata sull’inquadramento
normativo. E ha ricordato che, oltre a due direttive europee, le norme relative
a questa malattia sono dettate, a livello nazionale, da:
- decreto del Ministero della sanità numero 279 del 18 maggio
2001 (malattie rare);
- DL 111del 1992 (alimentazione particolare);
- Decreto Veronesi dell’8 giugno 2001 (che calcola il fabbisogno
calorico).
“Vi sono, comunque, ancora dei punti critici – ha
detto la relatrice – per
questo abbiamo avanzato un disegno di legge sull’etichettatura e una
proposta di legge quadro che sono poi state accorpate e sono al vaglio delle
commissioni”.
Intanto, a proposito di etichettatura, a novembre dovrà entrare
in vigore l’applicazione della nuova direttiva europea.“Ma c’è qualche
ritardo, è possibile che slitti un pochino” ha fatto presente
Giuseppe De Giovanni, direttore dell’Ufficio industria alimentare del
Ministero delle Attività produttive.
TESTIMONIANZE AZIENDALI.
Nonostante le difficoltà a realizzare pane e pasta
senza glutine, alcune grandi aziende stanno lavorando in questa direzione:
un esempio è quello
di Galbusera, che ha offerto ai presenti assaggi di due prodotti ad hoc.
Giovanni Errani, presidente della Cooperativa Terremerse,
ha dichiarato tutto il proprio interesse verso la ricerca in questo campo (“la
celiachia chiama in causa l’agricolturaperché pone il problema
del reperimento delle materie prime. Noi, grazie ai nostri laboratori, stiamo
lavorando per il rilancio della coltivazione di prodotti senza glutine”).
Ma l’interesse
c’è pure da parte di un “colosso” come Coop: è intervenuta
Anna Verga, responsabile del progetto teso a lanciare prossimamente prodotti
senza glutine a marchio Coop. “Anche questi prodotti dietetici avranno
i cinque requisiti richiesti a tutti i prodotti che portano il nostro nome
ovvero sicurezza, bontà, eticità, ecologia, convenienza”.
Segnali incoraggianti sono arrivati dal mondo che produce
sementi. Enzo De Ambrogio (Società produttori sementi) ha illustrato
il lavoro sperimentale compiuto per approdare a un miglioramento genetico del
grano attraverso un processo di detossificazione da glutine. “Siamo arrivati
a produrre quattro linee sorelle a basso contenuto di glutine. Ne abbiamo coltivati
due quintali e sono a disposizione dei medici che vogliano fare delle ricerche”.
Ma elementi critici ne restano: studiosi e ricercatori non
lo hanno nascosto. Stefania Iametti (Dipartimento di Scienze molecolari agroalimentari – Facoltà di
Agraria dell’Università di Milano) ha esposto le problematiche
analitiche nella determinazione di glutine negli alimenti. Ambra Pagani, docente
della Facoltà di Agraria dell’ateneo milanese, si è soffermata
sugli aspetti tecnologici nella produzione di alimenti gluten-free derivati
da cereali. Presentando le ricerche che sta svolgendo insieme al proprio staff,
ha fatto comprendere “perché è così difficile produrre
senza glutine alimenti simili a pane e pasta”. Il frumento, infatti, “grazie
alla proteina del glutine,che presenta le cosiddette proprietà viscoelastiche, è la
materia prima che con più successo consente di preparare ilpane e la
pasta come piacciono a noi. E’ possibile creare una struttura macromolecolare
simile al glutine; tuttavia è ancora difficile”.
Un input a proseguire sul sentiero della ricerca è arrivato
da Rossella Valmarana, dietista dell’Istituto di pediatria dell’Università degli
studi di Milano e pure presidente di Aic Lombardia. “Mi metto nei panni
di chi soffre di celiachia e si domanda cosa può mangiare” ha
detto la dietista. E ha ricordato le opportunità che vi sono oggi:
- alimentinaturalmente senza glutine;
- alimenti inseriti nel prontuario Aic;
- prodotti marchiati con la <spiga sbarrata> (viene rilasciata
dopo una serie di controlli sulla filiera produttiva);
- prodotti notificati nel <registro nazionale> introdotto dal
decreto Veronesi;
- alimenti di uso corrente e dichiarati <non contenenti fonti di glutine>.
Del sistema dei controlli, infine, ha parlato Fausto Francia (Ausl Bologna).
Un sistema efficace, secondo il relatore, perché dipende direttamente
dal Servizio sanitario nazionale: “le modalità italiane piano
piano si stanno affermando anche in Europa”.
SESSIONE POMERIDIANA
Nella sessione pomeridiana si sono susseguiti molti interventi e anche il
numeroso pubblico intervenuto è stato coinvolto in un dibattito sulla
base delle sollecitazioni provenienti dalla platea stessa, moderato ecoordinato
daAdriano Pucci, Presidente AIC, che ha tenuto a mettere in risalto il ruolo
della medicina nella prevenzione e nella cura della malattia e il supporto – e
non sostituzione – che le medicine complementari possono offrire alla
cura e al benessere dei celiaci.
Il Prof. Alessio Fasano, University of Maryland School of Medicine, ha relazionato
sulla celiachia nell’età pediatrica, illustrando le sintomatologie
più frequenti (cutanee, dentali, osteoporosi, stomatiti, ritardo puberale,
artrite, problemi neurologici) e le forme asintomatiche silente e latente.
Ha, quindi, insistito sulla necessità della prevenzione e di una corretta
e tempestiva diagnosi, anche attraverso la rilevazione di condizioni associate
come disordini genetici, diabete e altre malattie.
Ha infine evidenziato le principali difficoltà nell’individuazione
e nella cura della celiachia nei bambini per la differenza rispetto all’intervento
sugliadulti, per il fatto di non aver ancora individuato in quale età e/o
con quale quantità di glutine la malattia sia più presente, nonché le
ragioni dell’intolleranza al glutine, in se l’allattamento al seno è in
grado di prevenire la malattia, se è necessario il trattamento anche
dei bambini asintomatici, quali interrelazioni avvengono con altre malattie
se con nessi di aggregazione o di causa effetto.
Il Prof. Umberto Volta, Dipartimento di Medicina Interna Policlinico S. Orsola
Malpighi (Bologna), ha invece presentato la malattia nei pazienti adulti, sia
per quanto riguarda la classica evidenza clinica dell’atrofia dei villi
intestinali, sia attraverso l’individuazione delle patologie autoimmuni
e asintomatiche.
Ha evidenziato la suscettibilità genetica dall’entereopatia da
glutine, con una correlazione dioltre il 90% tra l’insorgere della malattia
la presenza di fattori genetici ereditari (HLA-DQ2). Ha, quindi , illustrato
le prevalenti sintomatologie con disturbi gastrointestinali, metabolici (anemia,
crampi, emorragie, …), muscolo scheletrici, neuropsichiatrici, riproduttivi,
confermando la possibilità di patologie associate, in aumento, come
la dermatite erpetiforme, il diabete, la tiroide autoimmune. Presenta, infine,
la frequenza di rilevazione della malattia, con il 65% dei casi diagnosticati
tra i 18 e i 35 anni e con maggior frequenza nel sesso femminile.
Spiega che la diagnosi della celiachia si basa sullo screening anticorporale
e sulla biopsia intestinale, indirizzata da test anticorporali. Conclude informando
sulla terapia, basata innanzi tutto su diete assolutamente prive di cibi ed
eccipienti contenenti frumento, orzo, segale, kamut, farro. Farmaci possono
essere necessari per rimediare a severi malassorbimenti, anemie, osteoporosi
e altre patologie.
Emilia Guberti, Direttore U.O. Igiene Alimenti e Nutrizione - Dip. Sanità Pubblica
Az USL di Bologna , ha quindi illustrato i risultati della ricerca “Le
abitudini alimentari del celiaco fuori casa”, indagine con la quale sono
state rilevate le problematiche relative al consumo dei pasti extra-domestici
per individuare interventi utili a migliore la fruizione. Per il 54% degli
intervistati (in totale 159 casi dei quali il 71% donne) nutrirsi fuori casa è un
problema; il 2% addirittura vi rinuncia. La scelta del locale è condizionata
dalla possibilità di reperire cibo sicuro (68%), dalla comodità (13%)
o dalla mancanza di alternative (13%). Tra i vari tipi di locale, la preferenza
viene data ai ristoranti, quindi alle mense e infine ai bar.
Le difficoltà riscontrate nei locali sono i problemi ad ordinare (50%),
il dovere insistere per avere portate sicure (41%) e la scelta limitata (52%).
Dopo i pasti al ristorante il 32% dichiara di avere disturbi (sintomatologia
gastroenterica, cefalea, eritemi) anche se circa il 50% dei disturbi si manifesta
dopo 2-3 ore e quindi dovrebbe essere fuori dal campo celiaco.
In mensa viene lamentata la monotonia della dieta (50%), portate non sufficientemente
riscaldate (25%), menù troppo diverse dagli altri commensali (24%),
esclusione di prodotti dal prontuario AIC (22%) e contaminazioni (20%).
Le attese dei consumatori celiaci si concentrano sull’inserimento di
prodotti surgelati, sulla reperibilità dei prodotti concessi dal Servizio
Sanitario Regionale e sull’allargamento delle gamme convenzionate, come
pasticceria fresca, pasta ripiena, pasta sfoglia, piatti pronti, primi in busta,
pane, prodotti a base di riso, prodotti biologici e ogm free. Viene anche richiesta
la possibilità di acquistare i prodotti concessi dal SSRER non solo
in farmacia, ma anche al supermercato.
Tra le indicazioni per migliorare la qualità dei pasti fuori casa,
sostenibili attraverso interventi istituzionali, sono emerse: l’inserimento
dell’argomento nei corsi di formazione e aggiornamento per gli alimentaristi;
iniziative di sensibilizzazione rivolte a baristi e ristoratori nonché alle
mense aziendali; continuare l’attività presso le mense scolastiche;
rappresentare ai competenti Servizi Aziendali e Regionali le richieste di integrazione
e modifica dei prodotti concessi ai celiaci dal Servizio Sanitario Regionale.
Al termine della giornata si è tenuta una tavola rotonda, moderata
da Adriano Pucci, Presidente AIC e Alessio Fasano, University of Maryland School
of Medicine, sul ruolo delle medicine non convenzionali nel trattamento della
malattia celiaca.
L’argomento, molto sentito anche a livello di platea, è stato
trattato con brevi interventi e dibattito tra i relatori (Prof. Marco Silano,
ISS - Istituto Superiore Sanità, Reparto Alimentazione, Nutrizione e
Salute, Prof. Antonio Calabrò, Clinica Gastroenterologica Università degli
Studi di Firenze, Ospedale Careggi – Firenze, Dr.ssa Donatella Macchia,
U.O.S. Allergologia Immunologia Clinica, Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio
- Firenze
Dr. Angelo Micozzi, Medico Chirurgo Direttore Didattico Nobile Collegio Omeopatico,
Dr.ssa Stefania Graziosi, Endocrinologa ISMO - Istituto di Studi di Medicina
Omeopatica, Dr. Francesco V. Marino, Ematologo, Medico Omeopata ed Agopuntore,
Centro Medicina Olistica LOTUS – Roma, Delegato F.I.A.M.O. – Federazione
Italiana Associazioni Medici Omeopati).
In particolare si è messa in evidenza da un lato la necessità di
libertà terapeutica dei malati, che devono quindi poter fare ricorso
a tutte le tipologie di cura possibili, dall’altro sulla necessità di
individuare correttamentee tempestivamente la celiachia, attraverso sistemi
diagnostici precisi e oggettivi, per evitare di sottoporre i pazienti a diete
e cure inutili (e in alcuni casi anche dannose) o di trascurare patologie asintomatiche
che invece devono essere trattate. Viene evidenziato il ruolo della medicina
omeopatica che offre un approccio completo e totalitario agli aspetti clinici
e psico-emozionali del paziente, prendendo in carico tutte le variabili che
possono avere effetti sulla salute e sul benessere della persona (definita
dalla teoria medica “soggetto irritabile, inquieto, infelice e difficile
da confortare”), senza prescindere dai metodi di diagnosi e di cura della
medicina convenzionale. L’omeopatia, in conclusione, viene salutata,
insieme all’agopuntura e ad altre pratiche naturali, come un alleato
della medicina convenzionale e come supporto energetico e stimolo alla capacità di
metabolizzazione delle sostanze nutritive assimilabili dall’organismo.
Viene, da ultimo, segnalato il continuo progredire della ricerca scientifica,
sia in campo medico (è prevedibile l’individuazione di un vaccino
o di farmaci che permetteranno ai celiaci di mangiare qualsiasi tipo di cibo)
sia in campo agronomico (si sta cercando di individuare le sequenze del glutine
che hanno effetti dannosi per i celiaci, attraverso l’azione di enzimi
capaci di “tagliarle”).
La PRIMA giornata internazionale dell’alimentazione senza glutine si
conclude con la corale sottolineatura di tutti i relatori del fatto che la
cura della celiachia si realizza attraverso una dieta assolutamente priva di
glutine e con il rinnovato impegno dell’AIC e di tutte le parti intervenute
nell’attivarsi per migliorare le condizioni dei celiaci, iniziando da
una corretta diagnosi e prevenzione della malattia e proseguendo con una sempre
più ampia e qualitativamente elevata offerta di alimenti certificati
privi di glutine, da poter reperire in tutti i luoghi di spesa e di alimentazione.
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