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Federico Marverti

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35 anni, di Modena, sviluppa software usato negli studi musicali: in qualche pezzo che passa per radio potrebbe esserci anche il suo zampino…

Mai avrei immaginato che una visita dermatologica mi avrebbe cambiato la vita: “Queste analisi parlano chiaro, si tratta di una malattia rara”. Sbiancai. “Ah ma non si preoccupi eh, se è rara non è detto che sia anche grave!”. Un sospiro di sollievo. “In breve, questa è Dermatite Erpetiforme, anche detta celiachia della pelle, e come tutte le altre forme ha solo un trattamento: dieta tassativamente priva di glutine”.

Totalmente inesperto, tentai ugualmente una difesa: “Ma… da quel poco che so, celiaci si nasce, non si diventa”. “Guardi, la predisposizione in effetti è genetica, ma ad esempio la sua D.E. di solito si manifesta intorno ai trenta. Lei quanti anni ha?”. “Trenta”. Colpito e affondato.

Inizialmente spaesato, cercai informazioni online dove lessi dell’associazione. Celiaco da pochi giorni, chiamai la sede di Modena con titubanza, temendo risposte scostanti in quanto non ancora iscritto. Fui smentito: con precisione e pazienza mi spiegarono dei buoni, del prontuario e della app, guadagnandosi con una telefonata un sicuro socio in più.

Leggendo di ingredienti vietati, alimenti a rischio e del pericolo contaminazione, un’implicazione mi fu subito chiara: niente più gite stile “ma sì, per pranzo troviamo qualcosa là”, né serate organizzate al volo attorno ad un: “e se stasera ci trovassimo per una pizza?”.

“Ben mi sta!” pensai: non ero il tipo che sollevasse particolari richieste o obiezioni in materia, ma da lì in poi la risposta “mi va bene tutto, mangiamo dove e quel che volete” andava abolita. Dover manifestare le mie esigenze gluten free mi preoccupava: e se mi avesse messo in cattiva luce? Sarebbe cambiata la mia vita sociale?

Dopo cinque anni, attenzione e pianificazione sono le abitudini che occasionalmente mi concedono di dimenticare il problema, ma ammetto di viverlo ancora come un inconveniente provvisorio: Non so se né in che forma il futuro produrrà una soluzione, ma io continuo a sperarci!

Da un anno dedico all’AIC della mia regione un po’ di tempo: inizialmente scrivendo articoli per il sito, poi collaborando alla formazione di un gruppo di giovani volontari. C’è un buffo paradosso a riguardo: sebbene io sia il più “anziano” tra loro, sono anche quello con la diagnosi più recente, mentre i veterani celiaci da più di un decennio sono poco più che ventenni!

Plateale momento di auto-promozione: mi raccomando seguiteci su Instagram: giovani_aic_er e scriveteci a giovani@aicemiliaromagna.it.

Recentissima è arrivata anche l’opportunità di partecipare alla nascita del blog che stiamo per inaugurare, quindi, come si dice: il resto è storia… ancora da scrivere!

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