Celiachia: nuove prospettive di ricerca e percorsi sempre più personalizzati per rispondere ai bisogni di ogni fase della vita

Dall’età pediatrica a quella adulta alle forme più complesse, fino alle nuove prospettive terapeutiche: al Convegno AIC la comunità scientifica si è confrontata sulla complessità e le diverse manifestazioni della celiachia.

Il 3 dicembre un webinar gratuito aperto a tutti, pazienti e famiglie, con una sintesi dei temi emersi.

Milano, 6 novembre 2026 – Approfondire la complessità della celiachia nelle diverse fasi della vita e individuare nuove prospettive per percorsi diagnostico-assistenziali sempre più personalizzati e centrati sui bisogni dei pazienti. È questo il tema del 14° Convegno Annuale di AIC – Associazione Italiana Celiachia, dal titolo “Navigare tra età, espressioni cliniche e storia ‘naturale’ della celiachia”, organizzato oggi a Milano e dedicato alle sfide attuali della diagnosi, dell’assistenza e della ricerca.

La celiachia è una malattia complessa che non sempre si manifesta con sintomi gastrointestinali, spesso i segnali possono essere diversi e coinvolgere altri organi o apparati che rischiano di essere sottovalutati o ricondotti ad altre condizioni: è una delle ragioni che rendono complessa l’individuazione e la diagnosi precoce della malattia. Il Convegno Annuale AIC rappresenta un’occasione di confronto tra esperti sulle diverse manifestazioni della celiachia, le criticità che ancora rallentano le diagnosi e la gestione delle forme più complesse e sulla necessità di garantire continuità assistenziale nelle diverse fasce d’età. Spazio anche ai nuovi orizzonti terapeutici, dagli approcci farmacologici alle possibili strategie complementari alla dieta senza glutine, alla luce delle prospettive aperte dalla ricerca scientifica.

“La complessità della celiachia richiede un’attenzione che vada oltre la gestione della dieta senza glutine e tenga conto delle esigenze di ogni persona nelle diverse fasi della vita: in questo senso, il confronto tra specialisti e la condivisione delle conoscenze sono essenziali per sviluppare percorsi di cura sempre più mirati e personalizzati. Per la comunità scientifica il Convegno Annuale AIC è un’occasione di dialogo e collaborazione per migliorare l’assistenza e la qualità di vita delle persone celiache” commenta il dottor Marco Silano, Direttore Scientifico del Convegno e Direttore del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e Coordinatore del Board Scientifico di AIC.

Il Convegno è l’occasione per ribadire l’attenzione di AIC verso le persone celiache e i loro familiari nel rendere i contenuti scientifici sempre più chiari e accessibili a tutti. Il 3 dicembre alle ore 18 si tiene un webinar gratuito in cui gli esperti del Board scientifico AIC guidano i partecipanti alla scoperta dei contenuti emersi raccontando le ultime novità scientifiche con un linguaggio accessibile a pazienti e famiglie. La partecipazione al webinar è gratuita previa registrazione qui

“Perché ogni aggiornamento scientifico possa tradursi in una maggiore consapevolezza e in azioni concrete capaci di contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone celiache, è fondamentale avvicinare la ricerca ai pazienti attraverso un’informazione chiara e divulgativa”, ricorda Rossella Valmarana, presidente di AIC – Associazione Italiana Celiachia.

Dopo i saluti istituzionali, il Convegno si è aperto con la prof.ssa Elena Lionetti, pediatra all’Università Politecnica delle Marche, che con il suo intervento è partita dalla considerazione che la celiachia è una malattia immunomediata che deriva dall’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali, primo tra tutti il glutine. I principali geni coinvolti sono HLA-DQ2 e HLA-DQ8, ma la loro presenza non determina necessariamente l’insorgenza della malattia. Poiché la celiachia può manifestarsi a qualsiasi età, lo screening pediatrico previsto dalla legge 130/2023 è un’importante opportunità per favorire la diagnosi precoce, prevenire le complicanze e approfondire i meccanismi della malattia.

La prof.ssa Renata Auricchio, pediatra del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali all’Università degli Studi Federico II di Napoli, e Carolina Ciacci, prof.ssa ordinaria di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Salerno hanno parlato del passaggio dalle cure pediatriche a quelle dell’adulto, un processo che coinvolge aspetti clinici, alimentari e psicosociali. L’adolescenza è la fase in cui il paziente celiaco ha maggiore autonomia mentre aumentano le occasioni di mangiare fuori casa e il rischio di interrompere i controlli o non seguire in modo rigoroso la dieta senza glutine. L’intervento ha sottolineato l’importanza di percorsi condivisi tra servizi pediatrici e dell’adulto, strumenti pratici per identificare chi ha bisogno di maggiore sostegno e studi su aderenza, benessere e continuità delle cure.

Anemia, alterazioni della sfera riproduttiva, alterazioni del metabolismo osseo e le patologie autoimmuni associate sono le più frequenti comorbidità della celiachia che si manifestano con più elevata prevalenza nella popolazione femminile, sono state oggetto dell’intervento del prof Umberto Volta dell’Università degli Studi di Bologna. Il prof. Volta ha inoltre ricordato che la diagnosi precoce delle comorbidità autoimmuni in corso di celiachia consente di instaurare le terapie specifiche prevenendo una evoluzione negativa delle suddette patologie associate.

La sessione del mattino si è conclusa con Ruggiero Francavilla, pediatra e gastroenterologo pediatrico al Policlinico Giovanni XXIII di Bari. La gestione della malattia celiaca si basa su una dieta senza glutine permanente e un monitoraggio sistematico: l’obiettivo è la risoluzione persistente dei sintomi, la normalizzazione dei marcatori sierologici celiachia-specifici e la guarigione completa della mucosa dell’intestino tenue. I dati indicano che, tendenzialmente, la sierologia si negativizza in circa l’80% dei pazienti aderenti a 6-12 mesi, in oltre il 90% dopo 5 anni, dopo 12 mesi il 75% ottiene remissione clinica, mentre la guarigione istologica completa si osserva in circa l’85% dopo 5 anni.

Il prof. Gino Roberto Corazza del Policlinico San Matteo di Pavia ha affrontato il tema della mancata risposta alla dieta aglutinata che può riguardare circa un terzo dei pazienti, a seconda delle definizioni, delle modalità di follow-up e del contesto clinico. Il primo step è il corretto inquadramento che prevede la distinzione tra la persistenza dei sintomi (malattia celiaca non responsiva) o la mancata risposta di sintomi e lesioni (celiachia refrattaria). Il corretto inquadramento clinico di un paziente con mancata risposta alla dieta aglutinata comporta attenzione e consapevolezza clinica e tempi medio-lunghi per la diagnosi.

Nell’anziano la celiachia può manifestarsi con sintomi talvolta confusi con altri disturbi tipici dell’età avanzata: è questo il focus dell’intervento del prof. Marco Lenti del Policlinico San Matteo di Pavia. Stanchezza, anemia, perdita di peso, osteoporosi, alterazioni epatiche e disturbi neurologici possono essere segnali d’allarme: una celiachia non trattata può causare carenze nutrizionali e compromettere la salute delle ossa, la massa muscolare e l’autonomia, aumentando la fragilità e il rischio di fratture. La gestione prevede la dieta senza glutine, personalizzata e sostenibile, accompagnata da controlli regolari dello stato nutrizionale e della salute ossea, tenendo conto di eventuali terapie mediche assunte, delle capacità funzionali e cognitive e del contesto sociale.

Una panoramica sui nuovi orizzonti terapeutici è stata offerta da Fabiana Zingone, prof.ssa associata di gastroenterologia all’Università di Padova: secondo una recente metanalisi*, circa il 22% delle persone con celiachia ha sintomi nonostante la dieta senza glutine; in un terzo dei casi a causa di un’esposizione involontaria al glutine. Aderire alla dieta può comportare costi e difficoltà nella vita quotidiana, da qui il bisogno di sviluppare terapie farmacologiche che la integrino. I trattamenti in studio mirano ad aiutare i pazienti che, pur seguendo correttamente la dieta, hanno ancora sintomi e danni alla mucosa intestinale. Tra gli obiettivi: una maggiore protezione dalle contaminazioni accidentali e il miglioramento della qualità di vita. (*fonte: Aggarwal N, Bhatia U, Dwarakanathan V, et al. Prevalence and etiologies of non-responsive celiac disease: a systematic review and meta-analysis. J Gastroenterol Hepatol 2025;40(1):101-107.)

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