Etichette: come orientarsi e l’impegno di AIC accanto alle persone celiache
Scorri la guida










La grande maggioranza degli alimenti che dovrebbero comporre una dieta sana ed equilibrata sono prodotti naturalmente senza glutine o nei quali l’assenza di glutine è scontata. Facciamo riferimento a alimenti come frutta e verdure fresche, cereali naturalmente senza glutine, legumi, uova, latte e formaggi tradizionali.
Questi prodotti non riportano nessuna indicazione in etichetta perché vanno sempre bene per i celiaci.
Per tutte le altre tipologie di prodotti, nei quali l’assenza di glutine non è scontata, perché sul mercato possono esserci analoghi prodotti con glutine destinati alla generalità dei consumatori, leggi con attenzione l’etichetta: AIC consiglia di affidarsi alla dicitura “senza glutine” che garantisce il rispetto della soglia massima di glutine di 20 parti su milione (20 ppm).
Questo suggerimento è ispirato al principio di massima tutela che guida AIC.
La dicitura “senza glutine”, infatti, risponde per legge a indicazioni chiare e ad una precisa soglia di riferimento, i 20 mg/kg, che non devono essere superati nel prodotto finito così etichettato. La dicitura “senza glutine” è stata normata proprio in riferimento ai celiaci, è a loro dedicata, facendo riferimento al limite di tolleranza [Regolamento 828, 2014]
È inoltre in vigore la norma dedicata agli allergeni [Regolamento 1169, 2011] purtroppo non completa e non chiara, spesso oggetto di interpretazioni differenti. Secondo questa norma europea tutti gli ingredienti allergenici devono essere indicati obbligatoriamente e con un carattere diverso dagli altri, che li ponga in maggior evidenza. Tuttavia, non è fatto obbligo al produttore di indicare la presenza di un allergene per contaminazione involontaria [o incidentale], indicazione che viene fornita al momento volontariamente e senza una regolamentazione precisa, in ottemperanza del divieto di introdurre sul mercato alimenti potenzialmente pericolosi per la salute.
IN CHE MODO PUò VERIFICARSI UNA CONTAMINAZIONE INVOLONTARIA?
Se non sono state condotte le operazioni di pulizia correttamente dopo ogni macinatura si potrebbero produrre delle contaminazioni involontarie. Anche se la norma sulla igiene degli alimenti impone attenzione e scrupolosità da parte dell’operatore su questi aspetti, che dovrebbero permettere di tenere sotto controllo, ridurre o eliminare il pericolo di contaminazione, nella realtà non si possono escludere limiti intrinseci a determinate produzioni o attrezzature, errori o incidenti o anche comportamenti superficiali. Obiettivo di AIC è la tutela della salute, anche considerando gli scenari peggiori.
MA ALLORA COME POSSONO ESSERE TUTELATI I PAZIENTI ALLERGICI?
Le soglie che gli operatori di solito utilizzano per valutare se riportare un warning per i soggetti allergici sono basate sul concetto di “dose per porzione” e non “concentrazione”, come per i celiaci.
Un prodotto per essere definito “senza glutine” e garantire la salute dei pazienti celiaci, deve contenere una concentrazione di glutine non superiore ai 20 ppm (parti per milione o mg su kg). Per quanto riguarda invece l’allergia al frumento, si stima che il 95% dei pazienti allergici possa tollerare e, quindi, assumere fino a 5 mg di proteine totali del frumento in un’unica dose, con eccezione del restante 5% di persone che presentano soglie di tolleranza più basse.
Quale è l’impegno di AIC e cosa chiede per tutelare i consumatori-pazienti celiaci?
AIC, come altre Associazioni Europee di pazienti, vuole una indicazione che tuteli i pazienti celiaci informandoli sulla presenza/assenza, in maniera chiara e inequivocabile, di contaminazioni involontarie ma possibili negli alimenti.
Per questo, AIC, ispirandosi al principio di precauzione, ha finora sempre ritenuto la presenza della dicitura “senza glutine” nell’etichetta di un prodotto “a rischio” una maggiore tutela per il consumatore paziente.
Da tempo AIC, nell’ambito della sua Federazione Europea AOECS, chiede l’adozione di regole armonizzate, chiare e comuni a tutta l’Unione Europea per superare confusione e differenze di comportamento tra aziende, autorità e consumatori sull’uso del cosiddetto PAL (Precautionary Allergen Labelling), l’etichettatura precauzionale degli allergeni, ovvero la dicitura “può contenere…”.
Il PAL è uno strumento di comunicazione del rischio che consente alle aziende alimentari di informare i consumatori allergici o intolleranti della possibile presenza accidentale di allergeni dovuta a contaminazioni crociate. Attualmente l’uso del PAL non è armonizzato a livello europeo ed è regolamentato solo in alcuni Paesi EU come Paesi Bassi o Spagna.
Oggi questa dicitura risulta spesso utilizzata in modo eccessivo o non sempre coerente con il rischio reale. In mancanza di criteri armonizzati a livello europeo, ciò può contribuire a generare confusione o sfiducia nei consumatori allergici o celiaci.
AIC, e la Federazione di associazioni celiachia europee AOECS, di cui fa parte, lavorano costantemente per portare le istante del pazienti celiaci sul tema presso la Commissione Europea, competente per materia.
I lavori per per costruire linee guida internazionali sul PAL, cioè la dicitura “può contenere…” sono in corso presso il Codex Alimentarius, l’organo intergovernativo istituito da FAO e OMS per la definizione degli standard globali di sicurezza alimentare.
L’obiettivo è quello di adottare un approccio armonizzato, che sia finalmente basato su evidenze scientifiche e sulla valutazione del rischio, per l’uso dell’etichettatura precauzionale degli allergeni.
Lo stesso Codex ricorda infatti come oggi la dicitura “può contenere” varia notevolmente a seconda dei prodotti e dei paesi e rimane non regolamentata in molte parti del mondo. Di conseguenza, i consumatori si trovano spesso di fronte a informazioni contraddittorie che possono rendere difficile valutare il livello di rischio reale.
Nel Maggio del 2026, nel corso della 49ª sessione del Comitato Codex sull’Etichettatura degli Alimenti i lavori sul PAL hanno fatto un importante passo avanti con la finalizzazione di una apposita linea guida citata anche dal Ministero della Salute nella Relazione al Parlamento sulla celiachia.
Un primo traguardo raggiunto anche grazie all’impegno e all’attività di sensibilizzazione portata avanti da AIC, AOECS e dalle Associazioni dei pazienti allergici.
Il documento prodotto dal Codex rappresenta un riferimento scientifico internazionale ma NON è ancora un norma. Le indicazioni dovranno, infatti, ancora completare l’iter interno al Codex e, successivamente, essere considerate dai legislatori nazionali ed europei.
Il position paper della Federazione Europea AOECS sulla linea guida del Codex Alimentarius