Nota alla Relazione al Parlamento del Ministero della Salute ed. 2026 (anno 2024) – Etichettatura dieta senza glutine (pagine 25-32)

La Relazione al Parlamento del Ministero della Salute dedica un capitolo al tema dell’etichettatura degli alimenti, richiamando il rischio legato alle “contaminazioni accidentali, e quindi involontarie, che possono verificarsi durante le fasi di produzione, trasporto o confezionamento di un alimento”.

In questo contesto la Relazione aggiorna anche sullo stato dei lavori internazionali in corso presso il Codex Alimentarius per arrivare a una regolamentazione dell’uso del cosiddetto PAL (Precautionary Allergen Labelling), l’etichettatura precauzionale degli allergeni, ovvero la dicitura “può contenere…”.

Il PAL è uno strumento di comunicazione del rischio che consente alle aziende alimentari di informare i consumatori allergici o intolleranti della possibile presenza accidentale di allergeni dovuta a contaminazioni crociate. Attualmente l’uso del PAL non è armonizzato a livello europeo ed è regolamentato solo in alcuni Paesi EU come Paesi Bassi o Spagna. Ricordiamo, infatti, che anche se la norma europea (Regolamento 178/2002) vieta di introdurre sul mercato prodotti pericolosi per la salute, di fatto la Commissione Europea non ha ancora regolamentato, come previsto nel lontano 2011, nell’ambito del Reg. 1169/2011, la dicitura ‘Può contenere’.

Molto importante e condivisibile che la Relazione segnali, tra gli elementi rilevanti delle proposte in discussione presso il Codex Alimentarius, l’importanza che l’uso della PAL “sia accompagnato da programmi di informazione e formazione rivolti agli operatori del settore alimentare, ai professionisti sanitari e ai consumatori, per favorire una corretta comprensione del suo reale significato”.

Oggi, infatti, questa dicitura risulta spesso utilizzata in modo eccessivo o non sempre coerente con il rischio reale. In mancanza di criteri armonizzati a livello europeo, ciò può contribuire a generare confusione o sfiducia nei consumatori allergici o celiaci. La Relazione ricorda infatti che, “sebbene la PAL possa rappresentare una valida alleata del consumatore, la sua efficacia non dipende solo dalla sua fondatezza scientifica ma anche dall’uso corretto di tale strumento” sottolineando come “le formulazioni della PAL spesso non corrispondano al rischio reale”.

Il Ministero, a pagina 32, ricorda anche come la dicitura precauzionale non dovrebbe essere utilizzata per giustificare la mancata adozione di misure preventive, ovvero non dovrebbe essere “applicata sulle etichette degli alimenti in modo eccessivo e indiscriminato”, come purtroppo può avvenire, ma solo quando, nonostante l’adozione di tutte le necessarie misure di prevenzione e mitigazione del rischio, permane una possibilità reale di contaminazione accidentale.

La Relazione riporta inoltre alcune indicazioni della Commissione europea sull’etichettatura degli alimenti per quanto riguarda la dieta senza glutine. In particolare, viene richiamato il principio, previsto dal regolamento (UE) n. 1169/2011 (articolo 7) sulle pratiche leali di informazione, secondo cui l’utilizzo della dicitura “senza glutine” non deve risultare fuorviante per il consumatore né suggerire caratteristiche particolari quando tutti gli alimenti analoghi possiedono già le stesse caratteristiche.

In questo contesto risulta utile la tabella riportata alle pagine 27 e 28 della Relazione, che nei gruppi 1 e 2 – sostanzialmente corrispondenti alle categorie “verdi” dell’ABC del celiaco di AIC – riporta alcuni esempi di alimenti per cui si condivide che l’assenza di glutine sia ragionevolmente ritenuta scontata.

Anche nel caso di alimenti naturalmente privi di glutine ma potenzialmente soggetti a contaminazione accidentale (come ad esempio le lenticchie), la Relazione suggerisce che l’utilizzo della dicitura “senza glutine” debba essere valutato con attenzione alla luce delle pratiche leali di informazione, ricordando che in presenza di un rischio di contaminazione accidentale può essere utilizzata l’etichettatura precauzionale. In sostanza, sugli alimenti naturalmente privi di glutine resta valido il principio, su cui si basano le raccomandazioni di AIC, secondo cui tali alimenti sono da considerarsi idonei alla dieta senza glutine in assenza di diversa indicazione da parte del produttore.

La sezione della Relazione si conclude richiamando la revisione del 2021 del Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, che ha introdotto obblighi specifici per prevenire o ridurre al minimo la contaminazione accidentale da allergeni lungo tutta la filiera alimentare, dalla produzione primaria fino alle fasi successive della trasformazione e distribuzione. Si tratta di un segnale della crescente attenzione del legislatore europeo alla tutela dei consumatori allergici e celiaci, che auspichiamo porti presto al completamento della norma sul tema della etichettatura degli allergeni.

Nell’attesa di una esaustiva regolamentazione, è in corso un dialogo costruttivo con i funzionari del Ministero per arrivare alla definizione di una guida condivisa, rivolta sia agli operatori del settore alimentare sia ai pazienti e alle loro famiglie, per favorire una corretta etichettatura degli alimenti e una migliore interpretazione delle informazioni presenti in etichetta per quanto riguarda l’assenza/presenza di glutine.

Altri elementi di approfondimento:

1 – La scritta senza glutine e l’ABC AIC

L’ABC di AIC si conferma in linea, per obiettivi e struttura, con la classificazione della Relazione al Parlamento. Ci sono tuttavia categorie borderline o alimenti con particolari ingredienti, per cui non è sempre immediato capire se l’assenza di glutine possa essere data per scontata e su cui si registrano ancora interpretazioni differenti tra gli operatori del mercato. Proprio per fare chiarezza, sono già attive interlocuzioni promosse dal Ministero della Salute e AIC con le associazioni dei produttori. L’obiettivo è aiutare sia le persone celiache sia gli operatori a orientarsi correttamente, anche sul tema dell’etichettatura.

La direzione è chiara: fornire indicazioni semplici, affidabili e basate su evidenze scientifiche e sulla realtà produttiva.

In questo percorso, il Ministero della Salute si è impegnato insieme ad AIC a definire una guida precisa sull’uso della dicitura “senza glutine”, chiarendo quali alimenti possono essere sempre considerati adatti alle persone celiache e quali invece, presentando alternative sul mercato con glutine, possano legittimamente riportare la scritta ‘senza glutine’

2 – Gli additivi

Inoltre, sui contenuti diffusi nella Relazione al Parlamento, c’è anche una nota specifica sugli additivi, un segnale di attenzione importante che ci aiuterà a fare chiarezza sulla dieta senza glutine. AIC ha infatti appena concluso uno studio con l’Università di Udine che sta condividendo con le associazioni di categoria di riferimento e che ha già anticipato al Ministero della Salute. Siamo fiduciosi di poter essere presto in grado di dare buone notizie ai celiaci per la loro dieta, non in base a opinioni personali, ma sempre e solo sulla base di evidenze scientifiche e sul confronto con il comparto produttivo e gli esperti di sicurezza alimentare della Sanità Pubblica.

Conclusioni

In attesa di una regolamentazione armonizzata a livello europeo dell’etichettatura precauzionale degli allergeni, appare particolarmente importante continuare a lavorare per fornire indicazioni chiare e condivise ai consumatori e agli operatori del settore alimentare. In questo contesto risulta fondamentale valorizzare le informazioni già disciplinate dalla normativa vigente, come la dicitura “senza glutine”, promuovendo al tempo stesso un uso corretto e basato sulla valutazione del rischio dell’etichettatura precauzionale degli allergeni.

La produzione di una guida rivolta agli operatori del settore alimentare, ai professionisti della salute, ai pazienti e alle loro famiglie, realizzata con il coinvolgimento delle istituzioni competenti, dell’associazione di riferimento dei pazienti e della comunità scientifica, oltre che tenendo conto delle evidenze già presenti in letteratura e delle esperienze maturate in altri Paesi, rappresenta una soluzione pratica ed efficace per raggiungere questo importante obiettivo di salute pubblica.