Etichettatura precauzionale per la sicurezza dei celiaci: un passo avanti dal Codex

Nel corso della 49ª sessione del Comitato Codex sull’Etichettatura degli Alimenti (Codex Committee on Food Labelling – CCFL), tenutasi a Ottawa, in Canada, è stato fatto un passo avanti sul tema dell’etichettatura precauzionale degli allergeni e delle contaminazioni accidentali (“Precautionary Allergen Labelling” o PAL), con la finalizzazione di una apposita linea guida.

Grazie all’impegno della nostra Federazione europea (www.aoecs.org), membro uditore del Codex, e delle altre Associazioni Celiachia del mondo, la celiachia è stata esplicitamente tenuta in considerazione all’interno di un quadro internazionale dedicato alla gestione del rischio di contaminazione involontaria negli alimenti, che in precedenza destinava la scritta ‘Può contenere’ solo alle persone allergiche. Si tratta di un risultato significativo, ottenuto grazie anche al lavoro svolto dalle associazioni pazienti, oltre ad AOECS, insieme a numerosi interlocutori scientifici e istituzionali.

La nostra azione di sensibilizzazione delle istituzioni internazionali sulla vulnerabilità dei pazienti celiaci è stata condotta in collaborazione con le associazioni dei pazienti allergici (EFA, Food Allergy Italia).

Importante è comprendere che il documento diffuso dal Codex Alimentarius non può essere inteso come una norma: esso rappresenta un riferimento scientifico internazionale, ma non produce automaticamente norme applicabili nei singoli Paesi o nell’Unione Europea. Le indicazioni approvate dal CCFL dovranno, infatti, ancora completare l’iter interno al Codex e, successivamente, dovranno essere considerate dai legislatori nazionali ed europei. Al momento, quindi, non vi sono cambiamenti per le regole applicabili ai prodotti alimentari in Europa. Tuttavia, la Commissione Europea si è già impegnata a regolamentare la scritta ‘Può contenere’ entro il 2027.

Nel documento discusso in sede Codex è stata anche inserita la soglia tecnica “dose di riferimento” di 4 mg di glutine per porzione, che andrebbe utilizzata esclusivamente nell’ambito della valutazione del rischio per l’etichettatura precauzionale delle contaminazioni accidentali e che resta un riferimento tecnico per gli operatori. Si tratta comunque di un approccio che presenta una differenza significativa (un valore assoluto di glutine per singola porzione), rispetto all’approccio con un valore di concentrazione (i 20ppm, che identificano gli alimenti ‘senza glutine’) utilizzato in Italia e nel mondo per quasi due decenni, su cui operatori e pazienti dovranno essere informati e resi consapevoli.
È importante evidenziare comunque che questo valore:

  • integra l’attuale normativa sull’informazione ai celiaci sugli alimenti e non sostituisce il limite dei 20 ppm previsto per poter definire un alimento “senza glutine”;
  • non introduce una nuova soglia normativa per i prodotti gluten free;
  • si riferisce esclusivamente alla gestione del rischio di contaminazione accidentale e l’eventuale utilizzo di diciture del tipo “può contenere”;
  • è stato calcolato da un gruppo di esperti designati dal Codex e si basa sempre sul valore dei 10 mg di glutine al giorno, attraverso un modello probabilistico che considera la potenziale esposizione cumulativa al glutine dei pazienti celiaci (per maggiori informazioni clicca qui)

Lo stesso testo approvato dal CCFL sottolinea chiaramente la differenza tra una dicitura precauzionale (“può contenere”) e la scritta “senza glutine”, che continua a rappresentare per le persone celiache un’informazione positiva, chiara, specifica e rassicurante sulla sicurezza del prodotto: un riferimento consolidato di sicurezza e tutela per i pazienti celiaci.

AIC e AOECS accolgono con favore il fatto che la comunità internazionale abbia riconosciuto l’importanza della tutela delle persone celiache all’interno delle discussioni sulla contaminazione accidentale, tema finora affrontato prevalentemente in relazione alle allergie alimentari. Allo stesso tempo, riteniamo fondamentale che tutti i futuri sviluppi normativi mantengano chiarezza e coerenza comunicativa per i pazienti consumatori celiaci, valorizzando il significato e l’affidabilità della dicitura “senza glutine”. Da oggi, lavoreremo affinché la regolamentazione della scritta ‘Può contenere’, che AIC e AOECS chiedono da anni, completi quello strumento prezioso che è l’etichettatura degli alimenti, integrando la norma già esistente rispetto ai prodotti ‘senza glutine’ (Reg. UE 828/2014).

Qui per maggiori informazioni sul Codex Alimentarius, i suoi obiettivi e le sue attività.